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VI SEGNALIAMO
 
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L'EDITORIALE
HOMO ERECTUS versus SOGGETTO COLLETTIVO

 

 

Homo erectus. Ad un certo punto l’animale-uomo si alzò in piedi.Homo sapiens. Molto tempo dopo l’essere umano fu capace di dimostrare a se stesso e agli altri simili di possedere capacità di discernimento, analisi, consapevolezza, di progettazione e realizzazione di attrezzi, macchine, strutture e in seguito impianti, macchine elaboratrici, robot. Il nomadismo finisce e comincia l’essere stanziale, le società tribali si espandono e poi il loro posto viene preso dai regni e dagli imperi. E l’essere umano diventato sapiens è ormai in realtà servus o captivus sapiens; ha perso il suo essere libero, la capacità di decidere giorno per giorno, mese per mese della sua unica vita.

Un sistema sociale complesso come quello imposto dai mandarini o semplice come quello mapuche o atacamegno è comunque una struttura sociale basata sul possesso/occupazione/sfruttamento del territorio che deve anche essere difeso e arricchito con apporti esterni (rapine) o interni (sfruttamento di opere e ingegno). L’essere umano è solo parte di una struttura complessa il cui funzionamento/essenza costituisce  il pensiero unico della sopravvivenza del genere umano.

Perché esisto? Perché vivo? Perché penso? Quale futuro o negazione di esso è prospettabile nella dimensione tempo, intesa come tempo di vita e come tempo assoluto? Quale funzione mi è assegnata o posso determinare?

Gli accadimenti materiali legati alla vicenda FIAT e alle lotte sindacali a Pomigliano, Termini Imerese, Mirafiori così come le migliaia di battaglie per conservare il posto di lavoro disegnano la consistenza di una serie di sovrastrutture sociali, economiche, culturali, produttive, militari che vivono per sé e anche per l’insieme sovrastrutturale, cioè il complesso sistema di relazioni di potere e interscambio che permette la sussistenza dell’essere umano.

Ma qual è l’interagire dell’essere umano componente di sovrastruttura e l’essere umano struttura primaria?

La crisi sistemica dell’imperialismo che si aggrava giorno per giorno e che sta dimostrando la sua capacità distruttiva nei confronti di parti sovrastrutturali (stato sociale, aggregazioni produttive, think tank, gestione del pensiero filosofico-religioso) e soprattutto di aggregati naturali, ovvero il senso stesso di quello che è stata la nostra origine vitale, dovrebbe imporre ora una revisione completa del nostro essere homo sapiens.

Perché il bisogno/dovere di lavorare/faticare per vivere? Perché l’abbandono (delega) dell’elaborazione del pensiero filosofico? Ma quale pensiero unico basato sul valore delle merci/denaro e sfruttamento/guerra? Quale il senso dei confini di stato? Quale il senso del potere costituito?

La lotta per il mantenimento del posto di lavoro ha senso se nella lotta c’è accrescimento della qualità umana, l’elevazione del nostro essere collettivo al di sopra dei soprusi, dell’impoverimento intellettivo e culturale, la consapevolezza individuale della necessità di essere insieme sociale che si arricchisce nel confronto di esperienze e di studio.

La sola difesa è perdente in senso strategico, ma lo è ancora di più per il singolo essere umano.

 

 

 
MANGIARE LE PAROLE
“La grande dualità delle cause e degli effetti... si prolunga in quella delle cose e delle proposizioni, dei corpi e del linguaggio„, scrive Deleuze commentando Lewis Carroll. E individua “l'alternativa che attraversa tutta la [sua] opera: mangiare o parlare.„ (Logica del senso, Quarta serie: sulle dualità). Se “mangiare, essere mangiato, è il modello dell'operazione dei corpi, il tipo della loro mescolanza in profondità... (vai all'articolo)
 
 
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